Si chiama “Progetto cammina ancora”, studio all’avanguardia che mira ad insegnare l’uso di un esoscheletro robotico a pazienti paralizzati.

Inaspettatamente, i partecipanti hanno acquisito ben più che uno strumento esterno di deambulazione.

Il sistema utilizza un impianto di realtà virtuale e un interfaccia speciale computer-cervello che muove un avatar virtuale attraverso il cervello e la volontà del paziente. L’intento principale di insegnare ai pazienti l’uso di un esoscheletro è stato inaspettatamente battuto da un dato incredibilmente meraviglioso: la stimolazione ha indotto un cambiamento ed un miglioramento fisico nei pazienti.

I ricercatori ipotizzano che la causa di questo inaspettato effetto benefico sia da imputare all’allenamento che potrebbe avere riattivato i nervi ancora presenti nella spina dorsale del paziente, incoraggiando il cervello a rielaborare nuovi percorsi neurali legati alla deambulazione.

“All’inizio dell’esperimento, il paziente uno non era nemmeno capace di tenersi in piedi con l’aiuto dell’imbragatura.  Dopo 10 mesi lo stesso paziente è in grado di camminare usando bastone, imbragatura e l’ausilio di un terapista” dichiara un ricercatore.

“La cosa straordinaria è la capacità del paziente di produrre movimenti volontari delle gambe mimando la camminata in sospensione dal terreno. Un altro esempio è il paziente sette, capace di camminare dopo l’allenamento con due stampelle, dei tutori alle gambe e senza l’aiuto di nessun terapista”.

 

Sembra dunque che, come spesso capita, una ricerca abbia portato alla luce una scoperta assolutamente inaspettata.

Il fatto che i ricercatori non stessero affatto cercando questa soluzione nei pazienti sotto test rende ancora più incoraggiante il risultato ottenuto dai pazienti.

Adesso che sanno cosa cercare, i ricercatori potrebbero sorprenderci con un metodo innovativo ed efficace per restituire il movimento ai paraplegici.

Incrociamo le dita dei piedi.

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