Kornmesser

Un pianeta grande più o meno quanto il nostro, che ospita acqua liquida – e che potrebbe teoricamente ospitare anche noi – è stata localizzata nelle prossimità della nostra stella.

Il piccolo pianeta roccioso orbita intorno Proxima Centauri, a soli 4,2 anni luce da qui – praticamente dietro l’angolo, astronomicamente parlando. Potrebbe essere 1,3 volte più piccolo del nostro pianeta e alla giusta distanza dalla sua stella perché acqua liquida sia presente – non troppo distante perchè si ghiacciata, non tanto vicino da bollire ed evaporare.

Questa recente scoperta, inizialmente soltanto vociferata da un magazine tedesco, è adesso stata confermata sulla rivista Nature, che tra le altre cose ha svelato chi è la mente a capo della ricerca: niente di meno che Stephen Hawking. Il professore aveva pianificato di inviare una spedizione di ricerca in un altra stella ma questa ricerca potrebbe adesso spostare l’attenzione su Proxima Centauri.

Kornmesser
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Il professor Lewis Dartnell, ricercatore astrobiologo all’università di Westminster, ha definito la scoperta “incredibilmente eccitante” e “potrebbe accompagnarci in una fase tutta nuova di esplorazione esoplanetare”, a cominciare dall’invio di robot come pianificato da Hawkins per studiare il pianeta. In ogni modo ha consigliato cautela a proposito di “Proxima B” – il nome con cui il pianeta è conosciuto – e della possibilità che sia abitabile.

Proxima Centauri è una nana rossa, più piccola, antica e fredda del nostro sole. Troppo piccola e fioca per essere visibile a occhio nudo. Gli scienziati della Queen Mary University di Londra l’hanno avvistata attraverso telescopi molto potenti e hanno potuto avvistare un leggero tremolio associato ad essa. Un regolare tremolio di una stella indica a livello astronomico che un pianeta sta orbitando intorno ad essa, creando un gioco di attrazione e repulsione che modifica la sua orbita gravitazionale.

Gli scienziati sono in grado di ipotizzare ciò basandosi sulla variazione cromatica della stella stessa, che cambia colore al variare della sua posizione.  Il movimento è appena percettibile ma sufficiente per ipotizzare la presenza di un pianeta orbitante.

La stella è stata studiata per più di 15 anni, da quando accenni di una pianeta orbitante sono stati ipotizzati nel 2000. La conferma dell’esistenza del pianeta è stata comunque piuttosto ardua.

“Si tratta di una stella molto attiva, con esplosioni molto frequenti sulla sua superficie” ha dichiarato Richard Nelson, professore di astronomia alla Queen Mary e parte del team di ricerca. “Una cosa piuttosto comune tra le stelle di massa ridotta”. Le esplosioni stellari causano l’immissione di una ingente quantità di gas nello spazio, causano leggere oscillazioni nell’orbita della stella. Questo rende ancora più difficile la localizzazione di un pianeta orbitante.

Lo studio di Proxima Centauri attraverso due telescopi europei all’avanguardia in un osservatorio in Cile per 60 giorni ha reso informazioni molto importanti. Proxima B impiega 11 giorni a orbitare intorno alla stella, rendendo possibile l’osservazione di diverse orbite complete. “Le statistiche sono molto buone” ha dichiarato Darnell.

A causa di questa rapidità i ricercatori hanno potuto constatare che Proxima B è molto vicina alla sua stella – un ventesimo della distanza che separa la Terra dal Sole. Essendo pero’ la stella più fredda della nostra, la vicinanza potrebbe essere quella giusta perché il pianeta possegga acqua liquida creando allo stesso tempo ulteriori complicazioni per la possibile esistenza di vita sul pianeta.

Wikipedia
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Per cominciare, la stella è molto attiva, creando flare solari molto frequenti e dunque radiazioni nello spazio. “Riceve da 10 a 100 volte più raggi x e ultravioletti della Terra” ha affermato Nelson. “Questo può avere un impatto molto forte su atmosfera e oceani, in caso esistano. Potrebbero anche essere esistiti per poi evaporare”.

Inoltre, quando un pianeta è cosi’ vicino a una stella, può creare un effetto simile a quello che sperimentiamo con la nostra luna, per cui un lato è sempre esposto alla luce solare mentre l’altro è sempre al buio. Lo sbalzo termico tra un lato e l’altro sarebbe devastante.

In base allo spessore dell’atmosfera,  potrebbe esserci sufficiente vento per spingere il calore in tutta la superficie ma se cosi’ non fosse il lato oscuro sarebbe gelido e inabitabile. Il dibattito sulla possibilità di vita su un pianeta del genere è ancora aperto e molto acceso.

ESO/ESA
ESO/ESA

Proxima resta comunque un candidato ideale per ospitare vita. “Molti pianeti rocciosi sono stati avvistati e studiati ma sono tutti terribilmente distanti dal nostro sistema. Questo invece è incredibilmente vicino astronomicamente parlando” h affermato Nelson.

Il prossimo passo sarà quello di addestrare il telescopio Spitzer ad avvistare la stella. Se Proxima B passerà di fronte alla stella, potrebbe dirci esattamente  densità e dimensioni del pianeta. E col telescopio James Webb, dal 2018 in poi, potremmo anche conoscere i componenti che costituiscono la sua atmosfera, usando una tecnica chiamata spettroscopia.

Che dire, incrociamo le dita! Il nostro pianeta, in fondo, ha subito sufficienti vessazioni da parte del genere umano e potrebbe non sopravvivere alla nostra presenza.

Chissà se Proxima B possa diventare un buon candidato per ospitarci.

 

 

 

 

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