“Facebook non vuole metterti alla prova, non vuole turbarti. Sanno che se ti sentissi sfidato sulla piattaforma, non la useresti più così tanto”.

Durante il Natale del 2014 il giocatore di rugby Ross Samson posta un video su Facebook in cui lancia una nomination. “Nomino tutti coloro che non compiono gli anni oggi. Buon Natale!”. Dopo di che si scola una bottiglia di birra in un sorso solo. Il video diventa virale e dà vita alla moda detta “neckominate”, ossia filmare una cosa molto stupida correlata all’alcool e poi nominare qualcun altro per ripetere o superare l’idiotico atto.

Nel Febbraio 2014 la “moda” era diventata tanto virale e diffusa attraverso Facebook da contare già almeno 5 vittime.

Il meccanismo del neckominate, noto alle cronache, risulta ancora più familiare per via della moda che lo ha seguito qualche mese dopo: la sfida del secchio di ghiaccio.

Credo che questa sfida richieda poche spiegazioni. Il “meme” (tormentone) raggiunge un importante traguardo nella raccolta fondi contro la SLA: più di 2.4 milioni di condivisioni e quasi 100 milioni di dollari in donazioni.

Facebook e radicalizzazione: le immagini mostrano frame legati alle sfide del neckominate e del secchio del ghiaccio
Facebook e radicalizzazione: le immagini mostrano frame legati alle sfide del neckominate e del secchio del ghiaccio

Mentre questo accadeva su Facebook, questioni di portata globale hanno interessato la politica internazionale quell’anno.

Il partito di estrema destra indipendente britannico (UKIP) accumula voti sufficienti a garantire la maggioranza partitica in Parlamento. Il partito di estrema destra francese Fronte Nazionale ottiene una vittoria storica e si trasforma da movimento estremo marginale a forza politica in gioco. Negli USA il tea party – movimento politico conservatore schierato a difesa del libero mercato – modifica incisivamente la linea del partito repubblicano. Prima della fine dell’anno l’ISIS annuncia – sempre usando facebook – un nuovo organo di stampa massivo atto all’uso dei social media e dei video come strumento di reclutamento aggressivo.

Un cambiamento culturale di cui ora ci stiamo rendendo conto. L’impatto della sfida del secchio di ghiaccio è solo un episodio. I social network hanno modificato la struttura stessa della cultura popolare. In meno di due anni l’effetto domino trascina il mondo intero in questa nuova era sociale.

A Gennaio Donald Trump entrerà alla Casa Bianca, la Gran Bretagna ha positivamente votato il Brexit, le Filippine hanno a capo il leader del partito ultra-conservatore Rodrigo Duterte. Prima della fine dell’anno prossimo, Austria, Francia e Italia andranno alle elezioni.  E mentre Angela Merkel rimane per ora l’ultimo baluardo di una linea politica centrista, pro-europea, il partito politico di estrema destra tedesco sotto la guida di Frauke Petry continua a crescere secondo i sondaggi.

Associare l’avanzata dei partiti ultra-conservatori solo con l’algoritmo di Facebook sarebbe semplicistico, se non populistico. Tuttavia, sottovalutare la crescita esponenziale di questi partiti e il legame di questa crescita con le più recenti variazioni di facebook sarebbe una imperdonabile svista.

Facebook spiega i suoi algoritmi come stratagemmi per sconfiggere la “caccia al click” (click-bait), favorendo una più proficua fruizione della propria bacheca. D’altronde i commenti e il coinvolgimento degli utenti hanno oggi più importanza che in passato. “Consumare” contenuto ha sempre più a che vedere con il rafforzamento della propria identità.

Dopo una settimana dalle elezioni americane, i vertici facebook cominciano a considerare il ruolo che il network ha giocato nelle elezioni presidenziali.

Inizialmente, Zuckerberg ha ridicolizzato chi associava il risultato elettorale e le notizie false diffuse massivamente su facebook.  Probabilmente, i vertici facebook non hanno mai davvero analizzato i possibili scenari su lungo termine di una tale influenza sulle persone.

facebook e radicalizzazione: la vignetta di sinistra recita: "gli inglesi hanno votato il brexit, gli americani Trump. L'Ovest risponde al fuoco" a destra Trump dice "é il tuo turno Marine" a cui la Le Pen risponde ""Ok, arrivo"
facebook e radicalizzazione: la vignetta di sinistra recita: “gli inglesi hanno votato il brexit, gli americani Trump. L’Ovest risponde al fuoco” a destra Trump dice “é il tuo turno Marine” a cui la Le Pen risponde “”Ok, arrivo”

Un esempio eccellente: la mobilitazione politica di gruppi facebook prima utilizzati esclusivamente per fini goliardici. Diversi gruppi di siffatta pasta mescolano posizioni politicizzate di estrema destra e un senso di mascolinità tossica. Una mistura di razzismo, misoginia e mito della forza colmano un vuoto culturale: la posizione da ridefinire del maschio di oggi. Esempi come Francia, Russia, Australia, Giappone ne sono rappresentazione eloquente.

I loro meme fanno presa, la pagina facebook si allarga. Gli Algoritmi identificano il tipo di pagina che l’utente gradisce in base alle visualizzazioni. Dunque suggerisce pagine simili creando una cassa di risonanza che si espande e che supera i confini nazionali.

Gli algoritmi di facebook sembrano capaci di promuovere ideologie politiche come nessun altro strumento prima.

La potenza di un meme, a quanto pare, non va sottovalutata. E nemmeno il suo volto, come dimostra la storia di Pepe la rana (Pepe The Frog).

Facebook e radicalizzazione: Hossein Derakhshan, attivista iraniano padre del blog del suo Paese
Facebook e radicalizzazione: Hossein Derakhshan, attivista iraniano padre del blog del suo Paese

Liberato dal carcere dopo 6 anni di prigione, Hossein Derakhshan parla di un internet drammaticamente cambiato per lui. Addio alle realtà libere fatte di blog e piattaforme. Grandi isole chiamate social networks collegate tra loro come Facebook, Twitter, Instagram etc. regnano sovrane. La preoccupazione dell’attivista blogger iraniano si rivolge alla capacità reale dei social di dipingere accuratamente il mondo intorno.

La radicalizzazione che il social viene a creare parte dalla “messa a tacere delle voci di minoranza. Se il tuo post o commento non è popolare, la possibilità che i tuoi amici lo vedano si riduce”. Hossein continua sostenendo l’importanza dell’ascolto, per meglio valutare i fatti.

L’iper-informazione sui gruppi fondamentalisti islamici creati su facebook allontana la consapevolezza che quello stesso processo potrebbe accadere a noi. Nessuna persona o ideologia ne è davvero immune.

Gli algoritmi di facebook sembrano enfatizzare novità e popolarità. Trovano qualsiasi mezzo per incollare l’utente alla piattaforma per più a lungo possibile. Quello principale consiste nel suggerire automaticamente all’utente le pagine che lo rendono felice, simili a quelle che l’utente ha già visitato per più a lungo.

La competizione è spietata per i siti web, che tentano di produrre contenuto virale. E facebook si riempie di notizie fasulle, ideate per strappare un click.

Hossein Derakhshan sostiene: “Facebook non vuole metterti alla prova, non vuole turbarti. Perché sanno che se ti sentissi sfidato sulla piattaforma, non la useresti più così tanto”.

facebook e radicalizzazione: una anonima Pete la rana commenta l'elezione di Trump: "Ce l'abbiamo fatta. Abbiamo piazzato un presidente nella Casa Bianca. Scrivete quello che avete provato quando Hillary era finita, la sua campagna in caduta libera"
facebook e radicalizzazione: una anonima Pete la rana commenta l’elezione di Trump: “Ce l’abbiamo fatta. Abbiamo piazzato un presidente nella Casa Bianca. Scrivete quello che avete provato quando Hillary era finita, la sua campagna in caduta libera”

 

 

 

 

 

 

 

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