Nuove ricerche ci dicono che quelli che fino ad ora si consideravano essere sintomi dell’Alzheimer potrebbero diagnosticare la malattia errata

Il morbo di Alzheimer è una patologia molto difficile da diagnosticare. Le recenti scoperte di uno studio potrebbero rendere la diagnosi molto più semplice. Trascendendo addirittura i sintomi dell’Alzheimer per giungere definitivamente alla corretta prognosi. Risultati provvisori dopo 4 anni di ricerca suggeriscono che un numero sostanziale di pazienti trattati per questo morbo potrebbero non esserne affetti. Pur presentando i tipici sintomi dell’Alzheimer. La presenza di placche amiloidi nel cervello precede l’Alzheimer. Le placche possono essere identificate utilizzando la PET (tomografia a emissione positronica), uno scan molto costoso e non sempre utilizzato per questioni economiche e pratiche nella diagnosi del morbo.

I sintomi dell’Alzheimer vs. PET

A causa di ciò, spesso i medici diagnosticano il morbo seguendo i sintomi dell’Alzheimer. Il difetto di questa impostazione è la mancanza di una prognosi vera e propria, basata su evidenze mediche. Dopo avere somministrato 4000 PET a pazienti a cui era stato precedentemente diagnosticato un deterioramento cognitivo breve (MCI) o demenza – e che venivano trattati in accordo alla diagnosi – solo il 53,3% dei pazienti sono risultati davvero affetti da morbo di Alzheimer. Nel caso della demenza, la percentuale sale a 70,5%.

A seguito dei risultati ottenuti, i medici hanno modificato la prognosi dei due terzi dei pazienti coinvolti nello studio. La notizia è stata confermata durante la presentazione di questi risultati alla conferenza di Londra sui disturbi e sintomi dell’Alzheimer.

I ricercatori sperano adesso di sensibilizzare l’intera popolazione sul tema. Ad oggi è possibile infatti dimostrare che i sintomi dell’Alzheimer non sono il discrimine giusto per una corretta diagnosi. La sfida maggiore da intraprendere sarà comunque quella di estendere l’esame PET a tutti coloro che presentano tratti o caratteristiche tipiche dei sintomi dell’Alzheimer.  Per raggiungere questo fine, occorrerà sensibilizzare governi e case assicuratrici sul tema, per rendere la PET uno strumento maggiormente a portata di diagnosi.

 

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