Non solo prime nella storia, le serial killer donne rovesciano l’equazione omicida= soggetto di abusi infantili e stupiscono in modo orripilante

N.B.: Il presente articolo, di carattere divulgativo, non desidera porre l'accento
su una lotta di genere in ciò che è comunemente e giustamente identificato come il 
peggiore dei mali della Storia recente e non. Allo stesso modo, il presente 
articolo non è intenzionato a difendere la condotta deviata di nessun appartenente
alla categoria umana, trasversalmente capace degli atti più riprovevoli.
Al contrario desidera approfondire un argomento di 
rilevanza globale che vede soffrire centinaia di persone - ree e vittime - al fine
di sensibilizzare il pubblico al tema e di offrire delle chiavi di lettura 
assolutamente speculative per comprendere una condotta che fa dell'incomprensibile
un suo fondamento.

Il fenomeno dei serial killer, ufficialmente integrato nella storia criminale umana intorno agli anni ’70 del ‘900, ha radici profonde e secondo alcuni costitutive della storia comunitaria umana.

Il più classico dei cliché associa serial killer a genere maschile e l’atto omicida con una risposta deviata al disagio, trauma e/o violenza subiti in età infantile. Le serial killer donne nella storia – prime secondo alcune rielaborazioni – rovesciano i dictat (popolari più che scientifici) che vogliono il genere maschile protagonista di spicco del fenomeno e mosso principalmente da un disagio socio o psicopatico sviluppato a seguito di violenze o traumi subiti in età infantile.Non solo prime nella storia, le serial killer donne rovesciano l'equazione omicida= soggetto di abusi infantili e stupiscono in modo orripilante

Il primo caso di omicidi seriali riguarda proprio le serial killer donne. Risale al 331 a.C. (sotto il consolato di Marco Claudio Marcello) quando, nella repubblica romana, colpì un gruppo di alcune matrone avvelenatrici; il numero di omicidi è sconosciuto. Arrestate a seguito della soffiata di una schiava, alcune di loro si suicidarono bevendo il veleno; le altre vennero incarcerate a vita nelle carceri tiburtine.

Il terzo caso riguarda Lucusta, un’avvelenatrice romana di origine gallica che contribuì all’uccisione dell’imperatore Claudio, di Britannico e di un numero imprecisato di altre persone; gli omicidi conosciuti sono almeno sette. Arrestata dopo la morte di Nerone, fu condannata a morte.

Una Storia di genere degli omicidi: la presenza ingente di serial killer donne

 

Nel 1542 una cuoca inglese, Margareth Davey, fu bollita viva per aver avvelenato una serie di sguatteri senza motivo apparente.

 

L’aristocratica ungherese Erzsébet Báthory venne arrestata nel 1610 e successivamente accusata di aver torturato e macellato fino a 650 giovani ragazze. Le vittime accertate oscillano tra le 100 e le 300; nel suo castello e nell’area circostante si effettuarono 80 ritrovamenti. Venne murata viva in una stanza finché non venne trovata morta. Benché la Báthory sia annoverata tra le serial killer donne più sadiche e assuefatte all’omicidio, essa differisce dai tipici assassini seriali moderni in quanto ricca e potente. Inoltre poco conosciute correnti storiografiche ammettono l’eventualità che le accuse rivolte alla Báthory fossero una montatura dei suoi avversari politici.Non solo prime nella storia, le serial killer donne rovesciano l'equazione omicida= soggetto di abusi infantili e stupiscono in modo orripilante

A causa di una differente morale, di differenti valori sociali e, soprattutto, di una scarsa circolazione delle notizie è molto probabile che altre serial killer donne e uomini meno efferati siano stati dimenticati o, se nobili, siano stati protetti dalla propria famiglia.

Nel 1637 venne arrestata la nobile ungherese Anna-Rozalia Liszty che, per i suoi attacchi di depressione, isterismo, violenza ed epilessia, aveva bastonato a morte otto o nove cameriere ed una nobile; dopo l’arresto riuscì a scappare in Polonia, sotto la protezione del re. Non si hanno più sue informazioni dal 27 marzo 1638, quando il re le concesse alcuni benefici.

Nel 1659 furono giustiziate le serial killer donne Giulia Tofana e la figlia Girolama Spana, colpevoli di avere avvelenato un gran numero di persone con un potente veleno, l’Acqua tofana. Le uccisioni vennero iniziate dalla presunta madre di Giulia, Thofania d’Adamo. Dopo che fu giustiziata per un omicidio, Giulia continuò la “carriera” di assassina e, nel 1640, scoprì l’Acqua Tofana. Con l’aiuto di complici vendette il veleno a delle persone che volevano togliersi di mezzo degli avversari scomodi; colpirono a Napoli, Roma e Palermo. Arrestata, confessò di avere venduto una dose di veleno sufficiente ad uccidere 600 persone.

Nel gennaio 1660 morì Catalina de Los Rios y Lisperguer, una ricca donna cilena che fu accusata di 40 omicidi, commessi a partire dal 1650; avrebbe ucciso i suoi servi e inquilini per il suo carattere oppressivo e perverso.

Nel 1762 fu arrestata in Russia Dar’ja Nikolaevna Saltykova, una nobildonna che avrebbe ucciso circa un centinaio dei suoi servi a forza di maltrattarli e torturarli. Nel 1768 fu trovata colpevole di almeno 38 omicidi e venne murata viva nel seminterrato di una stanza del convento di Ivanovsky; fu trovata morta nel 1801.

Nel 1843 un incendio devastò la casa di Marie Delphine Lalaurie, una commerciante di schiavi, che fuggì sparendo nel nulla. Diverso tempo dopo la gente che entrò nei resti della casa trovò 12 cadaveri: erano i suoi schiavi, che erano stati torturati da lei.

Nel 1852 fu giustiziata Hélène Jégado, una badante francese che avvelenava le persone per cui lavorava; in totale fece 36 vittime, ma al processo gliene accertarono 23.Non solo prime nella storia, le serial killer donne rovesciano l'equazione omicida= soggetto di abusi infantili e stupiscono in modo orripilante

Nel marzo 1873 fu impiccata Mary Ann Cotton, una donna dell’Inghilterra Vittoriana che uccise con l’arsenico almeno 21 persone per intascarsi i soldi dell’assicurazione sulla vita.

 

Nel dicembre del 1883 venne arrestata Maria Swanenburg, una donna olandese che, usando l’arsenico, avvelenò almeno 27 persone per intascarsi la loro assicurazione sulla vita o la loro eredità.

Nel suo famoso libro del 1886 Psychopathia Sexualis, lo studioso Richard von Krafft-Ebing annotò il caso di un assassino seriale italiano del 1870, quello di un macellaio chiamato Eusebius Pieydagnelle, che aveva un’ossessione sessuale per il sangue e confessò l’uccisione e la macellazione di sei persone; si era consegnato alle autorità perché si era pentito delle sue azioni e chiese alla giuria la pena di morte; non si sa cosa gli successe dopo, potrebbe essere stato giustiziato.

 

Serial killer donne e categorizzazione delle motivazioni

Rispetto alla lunga storia di omicidi seriali maschili, le serial killer donne vengono spesso associate a motivazioni che differiscono, anche profondamente, rispetto alla stragrande maggioranza del fenomeno nel genere maschile.

Naturalmente, episodi di psichosi, violenze e patologie mentali vengono annoverate tra le prime cause trasversali del fenomeno.

Nonostante ciò, la storia di diverse serial killer donne differisce per uno o più elementi, spesso legati a caratteristiche culturali o alle posizioni sociali ricoperte.

Alcune serial killer donne, ad esempio,  pensano di ricevere dei poteri magici dalle uccisioni. In un caso noto dell’inizio Novecento, una fattucchiera di nome Enriqueta Martí rapì e uccise almeno 10 bambini a Barcellona per bollirli e ricavarci delle pozioni magiche che vendeva a personaggi di spicco; arrestata, fu uccisa in carcere. Infine Leonarda Cianciulli nel 1940 uccise tre donne a Correggio e ne trasformò i cadaveri in saponette e biscotti (che lei stessa mangiò) perché pensava che il loro sacrificio le salvasse i figli. Sachiko Eto, una donna giapponese arrestata nel 1995, uccise a bastonate 6 membri di una sua setta esoterica per “esorcizzarli”.

Gli angeli della morte – detti anche angeli della misericordia – sono assassini seriali che agiscono in ambito medico. La denominazione deriva dal soprannome dato al medico nazista Josef Mengele, famoso per la sua freddezza e per il pieno potere che aveva riguardo alla vita e alla morte dei prigionieri. Gli angeli della morte commettono i loro omicidi iniettando sostanze letali ai pazienti di cui si prendono cura e, anche se dichiarano di agire convinti di liberare le loro vittime dalle sofferenze, in realtà sono mossi dal desiderio di decidere della vita e della morte altrui, come prova il fatto che buona parte delle loro vittime siano in condizioni di salute non gravi al momento dell’omicidio. Le vittime variano in base al compito che svolgono, ma spesso sono neonati, bambini, anziani o invalidi. A volte questi criminali non uccidono i loro pazienti, ma li mettono deliberatamente in pericolo per poi salvarli e guadagnare l’ammirazione dei colleghi. Caso famoso tra le serial killer donne è quello di Sonia Caleffi, che iniettava aria nelle vene dei suoi pazienti per provocare delle embolie sulle quali sperava di intervenire, ma che in almeno quattro o cinque casi risultarono letali.Non solo prime nella storia, le serial killer donne rovesciano l'equazione omicida= soggetto di abusi infantili e stupiscono in modo orripilante

La maggior parte delle serial killer donne rientrano comunque nella categoria “vedova nera”. Le vedove nere agiscono in modo simile al ragno che ha ispirato la loro denominazione: sposano uomini ricchi e, dopo essersi appropriate delle loro proprietà, li uccidono, solitamente avvelenandoli o simulando incidenti domestici. A volte uccidono anche i loro figli, dopo aver stipulato delle assicurazioni sulle loro vite. Casi celebri sono quelli di Mary Ann Cotton e di Belle Gunness, mentre si segnala come uniche varianti maschili il francese Henri Landru e il tedesco Johann Otto Hoch. Anche George Chapman (vero nome Seweryn Kłosowski), uno dei sospetti nel caso di Jack lo squartatore, poteva essere apparentato a questa categoria: difatti uccise tre delle sue mogli per avvelenamento, dopo aver tentato di uccidere anche la sua prima moglie.

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