Nuovi studi sostengono che la “teoria” del libero arbitrio ha poco di “pratico”. Qual è allora la natura primordiale dell’uomo?

Il libero arbitrio è una di quelle cose di cui l’uomo si è sempre vantato di possedere. Per secoli filosofi e teologi hanno dibattuto – e per lo più confermato – la ferma realtà del libero arbitrio nelle nostre vite. L’abilità di fare delle scelte che non siano controllate da Dio o dal fato. Ecco di cosa parliamo quando citiamo il libero arbitrio. Ma sarà vero?

libero arbitrio
libero arbitrio

Alla base della credenza nel libero arbitrio sta la consapevolezza e la comprensione di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato. Queste due polarità morali ci mettono di fronte alla scelta su ciò che decidiamo di seguire consapevolmente. Volta dopo volta – o svolta dopo svolta. Compiere una scelta tra due o più opzioni è proprio ciò che definiamo libero arbitrio ed è possibile grazie alla coscienza.

Ma se dopo tutti questi secoli la premessa del libero arbitrio – la coscienza stessa- fosse messa in discussione? Questo è proprio il focus delle nuove ricerche.

In un articolo pubblicato su “Frontiers of Psychology” gli scienziati David Oakley e Peter Halligan hanno concluso che libero arbitrio e responsabilità personale non sono altro che costrutti sociali. La nostra coscienza non avrebbe dunque controllo alcuno su credenze, sentimenti, pensieri o percezioni a proposito del mondo intorno a noi.

libero arbitrio
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La teoria si sviluppa intorno a ricerche condotte dalle neuro-scienze condotte su disturbi e disordini neuro-psicologici e neuro-psichiatrici. “I contenuti della coscienza sono generati dietro le quinte da sistemi cerebrali che sono rapidi, efficienti e inconsci. La nostra consapevolezza personale non interferisce a nessun livello in questi processi. Proprio come una persona seduta sul sedile passeggero mentre il veicolo procede per proprio conto”. Queste le dichiarazioni dei ricercatori.

La metafora del treno di Thomas Henry Huxley viene quindi usata per chiarire meglio la teoria. Mente e cervello vengono comparati a fischio e motore di un treno. Il fischio agisce in risposta al motore del treno e ai suoi processi, senza influenzarne alcun movimento. Allo stesso modo, la coscienza sarebbe un bio-prodotto del cervello, privo della possibilità di controllarne o modificarne capacità e processi.

I ricercatori concordano nel dire che la coscienza può essere “spezzata” in due elementi costitutivi: il senso di coscienza personale e la narrazione personale.

Con narrazione personale si intendono l’insieme di pensieri, credenze, emozioni, ricordi. Oakley e Hulligan contestano il valore della narrazione personale, sostenendo che questa struttura solo una minuscola frazione delle sensazioni prodotte durante i processi inconsci del cervello.

Gli scienziati credono che la coscienza espleti una funzione, uno scopo. Si tratterebbe di uno strumento attraverso il quale ci è permesso di comunicare ad altri le esperienze che abbiamo personalmente vissuto e percepito.

libero arbitrio
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Persino senza una coscienza attiva, tuttavia, Oakley e Hulligan sostengono a spada tratta che la responsabilità delle nostre azioni è da imputare completamente a colui o colei che ha agito. “Seppure la coscienza siede nel sedile del passeggero, non possiamo fare a meno di nozioni fondamentali come la responsabilità personale o il libero arbitrio. Questi sono completamente integrati nelle profondità dei nostri processi cerebrali inconsci. Hanno scopi potenti nella società e incommensurabile impatto sulla comprensione di noi stessi”.

Il libero arbitrio che noi consideriamo tale sarebbe dunque soltanto l’ultimo passaggio “obbligato” di processi molto più oscuri e incomprensibili a noi stessi? Questo significa però che il libero arbitrio non esiste? O che risulta essere molto più complesso e profondo di quanto la nostra coscienza parziale possa mai essere?

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