Il caso amicizia incuriosisce l’Italia sin dagli anni ’60. O forse no. Alieni e messaggi dal cosmo: chissà perché, non se ne parla tutti i giorni.

Il caso amicizia è una vicenda ufologica autenticamente italiana. Riguarda i racconti di fatti accaduti tra gli anni ’50 e i ’70 in un’area della penisola che va da Pescara a Milano. 

Alcuni tra gli Italiani coinvolti in quegli eventi hanno mantenuto il silenzio per lungo tempo. La morte del “direttore” del gruppo, soprannominato poi Caso amicizia, cambia le cose. Nel 2007 Bruno Sammaciccia, psicologo pescarese, chiede infatti al suo caro amico Stefano Breccia di mettere per iscritto i fatti da lui vissuti prima di morire.

Un ricordo indelebile da lasciare al mondo attraverso il libro “Contattismi di massa”. Qui si racconta di come un gruppo sempre più numeroso di italiani e svizzeri viene a contatto negli anni ’50 con una squadra di extraterrestri stabiliti nell’Adriatico. Da basi sotterranee, questi Akri – saggi in sanscrito –  instaurano un rapporto di amicizia, mutuo aiuto e conoscenza. L’obiettivo è sviluppare uredda, una delle molte energie che il cosmo mette a disposizione. Essendo la fonte di questa energia – l’amore – molto difficile da sviluppare e mantenere per l’uomo, i contatti terminano nel 1978. L’anno che registra in Italia il tasso più alto di avvistamenti UFO e luci globulari. Tra cielo e mare uno scontro tra W56 – nome che gli umani hanno dato agli Akri – e i Weiros viene raccontato. Gli Akri, confederazione galattica votata all’amore e al rispetto della vita, sembrano infatti in lotta con un altro gruppo di alieni sulla Terra chiamati CTR – contrari o weiros, i senz’anima in sanscrito.

Suona più complesso di Guerre stellari anche se, in termini temporali, lo precede. Foto, video, personaggi di spicco, critici e derisori. Questo racconto e il gruppo coinvolto ha tutte le carte in regola per essere una storia davvero controversa.

Ecco allora un docu-film Per meglio approfondire questa storia attraverso i racconti da chi sostiene di averne preso parte.

E per chi volesse saperne di più, ecco una seconda intervista a Gaspare De Lama:

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